Intorno agli inizi degli anni 90 si iniziò a parlare sempre più diffusamente di Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).

Presto avrei dovuto scegliere la mia scuola di specializzazione e ricordo ancora le parole del mio professore che preconizzava l’avvento di una nuova era ormai agli albori della medicina: questa nuova era si chiamava PNEI – Psiconeuroendocrinoimmunologia.

Eminenti ricercatori in Italia e nel mondo avevano già fornito prove sperimentali convincenti sulle complesse interazioni che legano la psiche, gli ormoni, il sistema nervoso ed il sistema immunitario: in altre parole veniva scientificamente documentato il motivo per cui ci ammaliamo quando siamo stressati, il desiderio sessuale svanisce quando qualcosa ci preoccupa intensamente, una depressione cronica può aprire la strada al cancro.

Quando il mio professore, di cui non faccio il nome per motivi di riservatezza, quella mattina pronunciò la parola Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) il mio cuore ebbe un fremito. Era lì che si sarebbero diretti i miei sforzi futuri, lì vedevo la possibilità di raggiungere per me e per i miei pazienti uno stato di benessere permanente. Le tecniche di yoga, concentrazione e rilassamento che da anni praticavo rappresentavano certo la base, il presupposto, ormai scientificamente dimostrato, del benessere. Le terapie biologiche e la nutrizione clinica avrebbero fatto il resto. Il mio destino era segnato.

Il rapporto tra emozioni e malattia è sotto gli occhi di tutti. E’ la storia di ciascuno, ignorata da chi cerca nei numeri e nei dati di laboratorio la chiave della terapia risolutiva. Una terapia deve puntare a ripristinare un equilibrio psiconeuroendocrino. Io stessa ricordo con orrore gli anni della mia anoressia nervosa e del totale blocco del ciclo mestruale che ad essa fece seguito. Fortemente determinata a non prendere ormoni, che sapevo avrebbero fatto precipitare un equilibrio già di per se precario, mi rivolsi ad un bravo medico esperto in omeopatia che in pochi mesi mi aiutò a riprendere peso e a sbloccare il ciclo mestruale.

Alcuni immunologi hanno studiato le caratteristiche psicologiche di alcuni centenari sani che presentavano un quadro immunitario straordinariamente simile a quello dei giovani, riscontrando nei primi alcune caratteristiche interessanti: una buona dose di narcisismo, una mente orientata verso il futuro ed un grande ottimismo.

Questo era il cammino che avrei percorso. La medicina convenzionale certo forniva limitate prospettive terapeutiche ai fini della regolazione di complessi meccanismi come quelli neuroendocrini. A tale scopo intrapresi con passione lo studio delle terapie non convenzionali come l’agopuntura, la fitoterapia, l’omeopatia, l’omotossicologia, il training autogeno, e mi dedicai allo studio della scienza della nutrizione e delle tecniche di rilassamento già studiate e sperimentate nel mondo.

Ne trassi una conclusione semplice: prima di tutto che la psiche rappresenta il fattore scatenante di tutte le malattie e, peggio ancora, l’identificazione di un malato con la sua malattia rappresenta il più grave ostacolo alla sua guarigione. “La mente crea tutto ciò che intensamente pensa”, è un concetto che ben si applica al nostro stato di salute: una corretta comprensione del funzionamento delle energie mentali e del pensiero può generare salute e ritardare l’invecchiamento. “La mente crea tutto ciò che intensamente pensa e il risultato della concentrazione è pari alla carica emozionale che essa suscita”.

Da molto tempo alleno i miei pazienti in tal senso. Affermare mentalmente e visualizzare sono due tecniche fondamentali per parlare al nostro inconscio, modificarne i contenuti e prevenire così l’invecchiamento fisico e mentale. Ho visto molte persone entrare in menopausa precocemente dopo uno shock o una delusione affettiva, tiroiditi comparse dopo un lutto o una grave perdita affettiva.